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Messa in sicurezza dell’ambiente 64 in Domus Aurea – intervento 2025

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L’ambiente 64, affacciato sul Cortile Pentagonale e coperto da volta a botte, presenta superfici intonacate in bianco. Fino a circa 2 m dal piano di calpestio le pareti conservano numerosi graffiti e incisioni di epoca romana realizzati con uno strumento appuntito, uno stilo, in alcuni casi con punta biforcata (solo uno presenta tracce di pittura rossa). Si tratta prevalentemente di numeri, probabile traccia di un modo per tenere la contabilità che indicherebbe l’appartenenza ad una fase successiva rispetto a quella neroniana e un uso dell’ambiente come locale di servizio.

  • Stato di conservazione

    L’intervento di restauro dell’ambiente 64 appariva di particolare urgenza in quanto si tratta di uno dei pochi ambienti che non erano ancora stati oggetto di attività conservative. Dal momento che l’area non è ancora stata raggiunta dalla realizzazione del sistema integrato di protezione – SIP (drenaggio, impermeabilizzazione, alleggerimento, superficie a giardino), l’intervento ha riguardato soprattutto la messa in sicurezza delle superfici mentre si è deciso di non procedere alla rimozione degli spessi strati di calcare, essendo ancora presente un intenso fenomeno di percolamento di acqua dalla volta e lungo le pareti.

    Il degrado era dominato dall’azione dell’acqua: diffusi depositi e colature calcaree, cromaticamente variabili dal bianco al rosso e all’ocra per la presenza di ossidi ferrosi, ricoprivano ampie superfici e, in più punti, occultavano i segni grafici. La problematica strutturalmente più critica riguardava la perdita di adesione tra intonaco e strati preparatori, con estesi distacchi, fessurazioni profonde e deformazioni; l’acqua aveva inoltre favorito la precipitazione di calcare anche all’interno delle interfacce di distacco. La presenza di sali solubili e il continuo dilavamento avevano causato decoesione e alveolizzazione degli strati, con rischio di caduta di porzioni di intonaco.

  • Intervento di restauro

    Le operazioni hanno mirato alla messa in sicurezza e al recupero della leggibilità. Dopo il trattamento per la devitalizzazione delle patine biologiche, la pulitura è stata condotta con metodi controllati, inizialmente a secco e quindi con metodi a base acquosa. Sono state rimosse le concrezioni che occultavano i segni grafici, consentendone nuovamente la lettura come per alcuni graffiti inediti sulla parete Nord, raffiguranti due imbarcazioni a vela.

    La perdita di coesione degli strati preparatori è stata trattata con iniezioni di consolidanti inorganici in dispersione acquosa, seguite dal consolidamento degli intonaci mediante applicazioni successive a bassa concentrazione, compatibili con le condizioni ipogee. Il ristabilimento dell’adesione tra intonaco e supporto è stato eseguito con iniezioni di malte fluide a basso peso specifico e contenuto salino, integrate da velinature e puntellamenti temporanei per il controllo delle deformazioni. Nei distacchi più profondi è stato adottato un sistema di imperniaggio con elementi in materiale composito. Le lacune e le discontinuità sono state colmate con stuccature a base di calce e aggregati naturali selezionati per compatibilità fisico-chimica e minima interferenza visiva. Le stuccature dell’intonaco sono state calibrate su diverse tonalità per armonizzare la superficie senza alterarne la leggibilità storica; nelle aree più fragili della volta sono state eseguite micro-stuccature e leggere boiaccature di rinforzo.

    L’intervento ha stabilizzato le superfici, ridotto i rischi di distacco e migliorato la leggibilità delle finiture e dei graffiti, preservando le tracce storiche e mantenendo criteri di compatibilità, reversibilità e minimo intervento in attesa della futura risoluzione delle cause di infiltrazione.

     

     

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