Gli ambulacri perduti dal fornice 18 al 60
Tra ottobre 2022 e marzo 2026 si è svolto un importante cantiere di tutela e valorizzazione del Colosseo.
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Il progetto
Dall’ingresso Ovest (la Porta Triumphalis, integrata dal restauro con l’inserimento dallo sperone dell’arch. Valadier del 1826) e dal fornice LX – che potete vedere indicato a terra – e fino allo Sperone cosiddetto Stern, corrispondente al fornice XVIII, sono state realizzate due importanti attività:
- uno scavo archeologico su tutta l’estensione dell’area pari circa a 3000 mq di superficie
- la posa di una nuova pavimentazione, nello spazio lasciato vuoto dai due anelli mancanti del perimetro del Colosseo, in lastre di travertino, interrotte dalle sagome dei pilastri che in origine sostenevano le volte dei corridoi crollati
Il perimetro originario del Colosseo si conserva integralmente solo nel settore settentrionale, rivolto verso via dei Fori Imperiali.
Sul settore meridionale, rivolto verso il Celio, il perimetro manca completamente di due ambulacri, la cui ossatura era composta da pilastri e volte e la cui altezza era pari ai quasi 50 metri del settore settentrionale.
Il vuoto creato dal crollo di questa imponente struttura, avviatosi già a partire dal VI-VII secolo a causa di terremoti e cedimenti naturali dovuti anche dall’abbandono dell’Anfiteatro, ha lasciato a terra solo macerie che nei secoli successivi sono state a loro volta rimosse per recuperare materiale da costruzione, creando altri vuoti poi riempiti dei materiali della vita quotidiana di quegli stessi secoli, in un avvicendarsi di vuoti, di pieni, di riusi e rifunzionalizzazioni che sono arrivati fino ai giorni nostri.
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Il sistema costruttivo del Colosseo
Il settore del Colosseo corrispondente ai fornici LXII-LXVI è stato volutamente lasciato a vista.
Lo scopo di questa scelta è duplice:- lasciare visibile il dislivello rispetto al piano di camminamento, dislivello che corrisponde allo spessore dell’originaria pavimentazione, costituita da poderosi blocchi di travertino, spessi quasi 1 metro (90 cm circa), disposti di piatto e di taglio
- lasciare visibili le impronte impresse sulla superficie di preparazione dal peso di questi blocchi, una volta “rubati” (il termine tecnico è “spoliati”) per essere riutilizzati dal Medioevo in poi per i nuovi edifici della Roma cristiana a rinascimentale
Le tracce lasciate da questi blocchi consentono di capire come era stato progettato e costruito l’Anfiteatro Flavio:
- una volta realizzata la platea di fondazione e risparmiati gli spazi dell’impianto fognario, furono posti in opera i blocchi dei basamenti dei pilastri di sostegno delle volte, posizionando parallelepipedi di travertino, alti circa 90 m. Questi blocchi hanno lasciato impronte ben marcate, profonde anche fino a 10 cm, con la superficie liscia e orizzontale.
- intorno al perimetro dei basamenti, furono alloggiati i blocchi della pavimentazione degli ambulacri posati direttamente sulla superficie della fondazione, sia di testa che di taglio.
- Negli spazi risparmiati da questa sistemazione, sul passaggio degli ambulacri non occupati dai canali radiali, furono previste delle piattaforme strutturali, costruite in malta cementizia di calce e pozzolana rossa, dalla consistenza piuttosto tenace. Le piattaforme servivano a colmare i vuoti lasciati dalle strutture portanti e probabilmente dovevano facilitare la costruzione della pavimentazione nei punti dove il carico era nullo. Queste piattaforme, il cui spessore è di circa 40 cm, dovevano essere rivestite da una pavimentazione realizzata con parallelepipedi di travertino spessi la metà di quelli usati negli altri settori, ovvero circa 45 m.
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La fondazione del Colosseo: la conservazione
Gli scavi hanno portato alla luce lo strato di malta steso in antico, al di sopra della fondazione del monumento, per ospitare la pavimentazione in blocchi di travertino. Questa malta conserva ben visibili le impronte dei blocchi pavimentali asportati nel corso dei secoli. Non si tratta di una malta concepita per essere esposta, ma solo per alloggiare i blocchi in travertino della pavimentazione. In alcuni casi lo strato era composto da cumuli di scaglie di travertino: si tratta di materiali molto delicati e deperibili a base di grassello di calce e poca polvere di travertino e pozzolana.
A causa della loro fragilità e per non danneggiarli, questi strati sono stati analizzati, restaurati e ricoperti, per evitarne il deperimento. Solo un piccolo tratto di questa preparazione pavimentale è stato tenuto a vista; questa scelta comporta tuttavia una continua manutenzione proprio perché sono materiali facilmente deperibili se sottoposti agli agenti atmosferici, non pensati, nemmeno in antico, per essere esposti. -
Il Passaggio di Commodo
Il fornice V dell’Anfiteatro Flavio nasconde un corridoio di passaggio, utilizzato solo dall’Imperatore per accedere riservatamente e comparire sull’arena e impressionare il pubblico degli spettatori seduti sui sedili della cavea.
Il cosiddetto Passaggio di Commodo (dal nome dell’Imperatore che le fonti raccontano essere stato un grande estimatore degli spettacoli gladiatori) è stato riaperto al pubblico nell’ottobre del 2025 ed è visitabile con speciale biglietto prenotabile qui.
Era un corridoio coperto a volta, realizzato per volontà probabilmente dell’imperatore Domiziano scavando all’interno delle robuste fondazioni dell’Anfiteatro, quando l’edificio era già stato completato. La copertura era interrotta da ampi finestroni di forma trapezoidale, chiamati “bocche di lupo”, che assicuravano luce e aria al passaggio sotterraneo.
Durante i lavori di risistemazione di questa porzione dell’edificio, il team del Parco archeologico del Colosseo ha volutamente lasciato a vista una parte della copertura del corridoio e ha ripristinato alcune delle bocche di lupo con una lastra di vetro: se ti avvicini e guardi dentro, potrai forse immaginare l’Imperatore camminare per avvicinarsi all’arena degli spettacoli. -
La nuova pavimentazione, la crepidine e i numeri dei fornici
La nuova pavimentazione, oltre a garantire la fruizione a tutti i visitatori anche con difficoltà motorie tramite rampe, nasce con l’intento di delineare il perimetro perduto dell’Anfiteatro la cui immagine si era modificata nei secoli.
Partendo dai blocchi rimasti in situ in altri settori del Colosseo, nel settore meridionale è stata disegnata una pavimentazione in lastre di travertino che ne ricorda la grande dimensione originaria, delimitando i pochi lacerti originali conservatesi.
Dove un tempo si elevavano i potenti pilastri in travertino che sostenevano i 50 metri dell’edificio, sono stati posizionati degli elementi sopraelevati in travertino che, in forma stilizzata, consentono di rievocare la sequenza di ambulacri radiali e anulari.
Dove un tempo erano gli archi numerati che scandivano la facciata e consentivano agli spettatori di recarsi al proprio settore, sono stati incisi a terra i numeri dei fornici.Un elemento importate per la definizione del perimetro e per comunicare la suggestione che l’Anfiteatro doveva avere nell’originaria collocazione in una stretta vallata, è il ripristino dei gradini della crepidine, che delineavano e sopraelevavano l’edificio dall’area di rispetto anch’essa pavimentata in blocchi di travertino. L’area di rispetto è identificabile sia nel settore Nord-Est, dove sono visibili i cippi in travertino che la delimitavano, che di fronte ai fornici numerati dal VI al XVIII.
Durante l’attività si scavo è anche emersa la delimitazione in laterizio della fondazione a circa 1.5 mt dalla crepidine, che in un tratto è stata segnalata con elementi metallici puntuali che ne indicano il perimetro.