PNRR

Curiae Veteres

IL PROGETTO CURIAE VETERES: IL RESTAURO E IL NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO

Il Progetto Curiae Veteres del Parco archeologico del Colosseo intende, con un finanziamento del PNRR, restaurare questo importantissimo complesso e realizzare un nuovo spazio espositivo dei reperti più significativi rinvenuti. Il gruppo di lavoro del Progetto è costituito dai funzionari del PArCo – archeologi, architetti e restauratori – da professionisti esterni e da un comitato scientifico composto dagli archeologi che hanno operato sul campo.

 

LO SCAVO ARCHEOLOGICO

Lo scavo è stato effettuato dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma in concessione del Ministero dei Beni Culturali.

Mentre lo scavo continua oggi a sud dell’area già indagata, il Parco Archeologico del Colosseo ha previsto il restauro delle strutture rinvenute sul Palatino del santuario identificato con le Curiae Veteres nel suo assetto di età neroniana/flavia (64-90 d.C.) e l’esposizione dei più importanti reperti spettanti al complesso.

 

TRENTA ANNI DI INDAGINI ARCHEOLOGICHE PER PORTARE ALLA LUCE TRE MILLENNI DI STORIA

-Le finalità: didattica e ricerca.

-Gli obiettivi: ricomposizione per fasi della storia di un settore centralissimo della città antica e contemporanea, con particolare attenzione all’ambiente, all’urbanistica, alla topografia, all’architettura e alla cultura materiale.

-I risultati: individuazione di una ininterrotta vicenda insediativa finora largamente ignota. Dalle prime tracce sui depositi argillosi del Paleotevere ai santuari delle pendici del Palatino e della Velia, dagli straordinari interventi augustei e giulio-claudii al distruttivo incendio neroniano del 64 d.C., dalla realizzazione della Domus Aurea alle ricostruzioni flavie, severiane e tardoantiche, sino agli usi impropri medievali e moderni.

 

LE CURIAE VETERES: UNA LUNGA VICENDA DI UOMINI E COSE

Lo scavo ha portato alla scoperta un’area sacra di grandi dimensioni (oltre 2.000 mq) che dalle pendici del Palatino si estendeva fino alla valle del Colosseo. Attiva dalla fine dell’VIII/inizi VII secolo a.C. la sua vicenda si conclude alla metà/fine del IV secolo d.C. L’identificazione di questo complesso con le Curiae Veteres dipende dalla sua antichità, dalla volontà di conservare nello stesso luogo per undici secoli un fossile delle istituzioni del passato, dalla sua posizione che sulla scorta dello storico Tacito si conferma il terzo dei quattro vertici del limite sacrale della città (il pomerio) attribuito a Romolo, il primo re, dalla tipologia dei ritrovamenti (contesti e reperti) che vanno nella direzione di rituali collegati al banchetto e ai pasti comuni (le curiales mensae delle fonti scritte).

 Curiae Veteres è il nome di un santuario civico attribuito a Romolo, il fondatore della città secondo il mito. Qui i cittadini divisi su base territoriale in curie (i nostri municipi) si riunivano per celebrare con sacrifici e banchetti Iuno Curitis, la divinità comune a tutte le curie.

 

Il santuario del Palatino

 La scoperta

Lo scavo nella valle del Colosseo tra l’Arco di Costantino e la Meta Sudans e sulle pendici del Palatino che prospettano sulla valle ha riportato in luce i resti di un’area sacra che occupa l’angolo nord-orientale del colle formato dall’incrocio di due strade antichissime, la prima che dal Circo Massimo raggiungeva l’Esquilino, la seconda che saliva al colle in direzione del Foro. Negli spazi eccezionalmente ampi di questo luogo di culto (oltre 2000 m2) si succedono strutture di grande pregio quali quelle testimoniate dalle coperture e dalle decorazioni fittili dei tetti di età orientalizzante, arcaica e tardo arcaica o quelle spettanti ai monumentali interventi edilizi augustei, giulio-claudi e flavi, e – insieme – le numerosissime deposizioni di ex voto e di oggetti utilizzati nei riti e nella vita del santuario in età regia e medio-repubblicana. Ultimo e di straordinario interesse storico è il seppellimento agli inizi del IV secolo d.C. delle insegne imperiali attribuite in via di ipotesi all’imperatore Massenzio.

L’identificazione

La posizione topografica indiziata dalle fonti scritte, la notevole antichità (dalla fine dell’VIII/inizi VII secolo a.C.), la conservazione del luogo di culto nello stesso sito e con la medesima funzione per oltre undici secoli (sino alla seconda metà/ fine del IV secolo d.C.), cioè per oltre undici secoli, hanno consentito di proporre la sua identificazione con le Curiae Veteres (“Curie Vecchie”) attribuite a Romolo dalla tradizione mitostorica relativa all’età regia. Essenziale per tale identificazione è un passo degli Annali di Tacito (II secolo d.C.) dove la menzione delle Curiae Veteres compare in una digressione sul pomerio delle origini, cioè sul limite sacrale dell’Urbe corrispondente al “solco primigenio” tracciato da Romolo lungo le pendici del Palatino il 21 aprile del 753 a.C. Quattro sono i vertici ricordati dallo storico, di cui le Curiae costituivano il terzo vertice dopo l’Ara di Conso sulla spina del Circo Massimo (secondo vertice) e prima del Sacello di Larunda o dei Lari nei pressi del Tempio di Vesta (quarto vertice). Il circuito, che aveva inizio presso l’Ara Massima di Ercole nel Foro Boario (primo vertice), seguiva pertanto la morfologia grosso modo quadrangolare della collina. Quasi tutti gli studiosi della topografia di Roma avevano già collocato le Curiae Veteres sul Palatino tra la Meta Sudans in Piazza del Colosseo e l’attuale via Sacra, ma mancava l’evidenza materiale di tale complesso che gli scavi hanno verosimilmente riportato in luce. Sul piano cronologico nei Cataloghi Regionari del IV secolo d.C. le Curiae Veteres (evidentemente ancora esistenti) sono collocate nella Regione X (che corrisponde al Palatino) dopo la Meta Sudans (a valle) e prima della Sacra Via (a monte).

 

Le Curiae Veteres

Le fonti scritte attribuiscono a Romolo, il primo re, sia la divisione dei cittadini su base territoriale e fini militari in trenta curiae (equivalenti alle attuali circoscrizioni urbane), sia la realizzazione di un luogo di riunione politico-religioso dell’intera comunità (le Curiae Veteres). Il rito che si svolgeva in determinati giorni nel sito consisteva in pasti comuni e in sacrifici in onore di Iuno Curitis (Giunone dei Quiriti), la divinità preposta a tutte le curie. Con il banchetto si riaffermava l’appartenenza dei curiati ad un corpo civico unitario.

L’aggettivo “vecchie” che connota il complesso implica l’esistenza di “nuove” Curie (Curiae Novae) attribuite al terzo re Tullio Ostilio: (673-641 a.C.) in seguito all’aumento della popolazione, ma la stessa fonte afferma che 4 o 7 delle 30 curie non vollero spostarsi e continuarono a riunirsi nelle Curie Vecchie.