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Il restauro delle superfici pavimentali della Piazza del Colosseo

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Il restauro delle superfici dell’area meridionale della Piazza del Colosseo, corrispondente ai due ambulacri più esterni del monumento, oggi scomparsi, ha accompagnato le indagini archeologiche, condotte nel 2023, con l’obiettivo di conservare e rendere leggibili le tracce dell’antico piano di calpestio dell’Anfiteatro Flavio. Le operazioni hanno interessato circa 1.300 metri quadrati di superficie e gli scavi hanno riportato alla luce la preparazione in grassello di calce sulla quale era collocata la pavimentazione antica, costituita da spessi blocchi in travertino, dei quali alcuni sono sopravvissuti alle spoliazioni medievali e sono ancora visibili nello scavo.

La preparazione in malta su cui poggiava la pavimentazione e gli altri materiali portati alla luce dallo scavo, raccontano ancora oggi il modo in cui il Colosseo venne costruito. Sono ancora visibili le impronte rettangolari dei blocchi; quelle più profonde corrispondono ai punti in cui, sulla pavimentazione gravava il peso dei pilastri mentre, quelle più irregolari, indicano gli spazi corrispondenti ai corridoi anulari (gli ambulacri). Conservare queste tracce significa preservare le informazioni sulla tecnica costruttiva del monumento e permettere di comprenderne meglio la struttura originaria.

 

 

  • Le attività di restauro in dettaglio

    Prima dell’intervento è stato svolto un attento studio dello stato di conservazione: le superfici in malta presentavano depositi di terra e polvere, patine biologiche, piccole fratture, lacune e fenomeni di erosione, particolarmente evidenti nelle parti più delicate della preparazione pavimentale.

    Il restauro è iniziato con la rimozione della vegetazione e dei depositi superficiali; la pulitura è stata eseguita manualmente, utilizzando pennelli, spazzole e acqua dove necessario, evitando interventi aggressivi.

    Una delle attività più significative è stata il consolidamento delle superfici in malta di calce. Grazie alla collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Università dell’Aquila è stato sperimentato un innovativo trattamento a base di nanoparticelle di calce, sviluppato per consolidare le superfici antiche utilizzando gli stessi materiali utilizzato 2000 anni fa ma formulate con tecnologie moderne per permetterne una efficace penetrazione senza alterare l’aspetto delle superfici.

    Particolare attenzione è stata dedicata ai blocchi in travertino e alle superfici in malta pozzolanica. I frammenti distaccati sono stati ricollocati nella loro posizione originaria dopo un’accurata pulitura, mentre le lacune e le fessure sono state integrate con malte formulate per armonizzarsi con il colore e la tessitura dei materiali antichi. Il restauro ha così restituito alla vista una porzione della piazza antica, rendendo leggibili i materiali originali e le informazioni che essi conservano sulla storia costruttiva del Colosseo.