Nell’ambito delle iniziative di studio e promozione del patrimonio culturale, il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, l’IC-VEPP e il Parco archeologico del Colosseo organizzano un Convegno internazionale dal titolo “Tra natura e artificio: paesaggi di roccia mediterranei”, che si terrà nei giorni 14-15-16 dicembre 2026, presso la Curia Iulia.
Nella costruzione dei paesaggi antichi, l’azione umana e gli elementi naturali si intrecciano in modo inscindibile. Tra questi ultimi, i paesaggi di roccia rappresentano una componente decisiva nella definizione delle forme insediative e nella strutturazione delle città. Da lungo tempo la ricerca archeologica si è interrogata su singoli aspetti dei paesaggi di roccia: le forme più antiche dell’abitare in grotta, la grotta come spazio cultuale, la cava come luogo di produzione, il rapporto tra fortificazioni e morfologia dei luoghi. Più raramente, invece, il substrato geologico roccioso è stato assunto come categoria unitaria di analisi, capace di offrire una chiave interpretativa per comprendere le differenti modalità di costruzione dei paesaggi antichi mediterranei. Infatti, la roccia non costituisce un semplice supporto fisico ma un elemento che instaura un rapporto dialettico con l’azione antropica: da un lato ne condiziona le scelte urbanistiche e architettoniche, dall’altro viene trasformata e reinterpretata per contribuire alla costruzione di forme insediative, architetture monumentali e paesaggi cultuali, funerari e urbani.
Muovendo da questa prospettiva, il Convegno “Tra natura e artificio: paesaggi di roccia mediterranei” intende indagare i molteplici modi in cui il substrato geologico è stato conservato, trasformato, modellato e integrato nel progetto architettonico e urbano, assumendo un ruolo determinante non solo nella configurazione materiale dello spazio, ma anche nella definizione dei linguaggi formali, dei significati simbolici e della percezione dei luoghi.
Sarà accordata priorità a quei contributi che si distingueranno per novità, innovazione e multidisciplinarità, indagando il fenomeno dalla età protostorica all’alto Medioevo.
La struttura dell’incontro prevede:
- comunicazioni orali da 20 minuti, distribuite nelle diverse sezioni
- contributi da esporre in una sessione poster
- lingue ammesse: italiano, inglese
Le comunicazioni orali e i poster potranno riguardare argomenti che abbiano per oggetto i paesaggi di roccia secondo le seguenti aree tematiche:
- A scala urbana, la sezione indaga il ruolo del paesaggio roccioso come elemento compositivo dello spazio della città. Alture, pareti affioranti, terrazze naturali, cavità, rilievi e pendii orientano la localizzazione degli insediamenti, condizionano l’organizzazione degli spazi e la distribuzione delle infrastrutture e dei poli monumentali. Al tempo stesso, il substrato geologico viene conservato, trasformato o modellato attraverso tagli, terrazzamenti, livellamenti e altri interventi, per potenziare determinate caratteristiche dell’impianto urbano e della gerarchia degli spazi, così come per creare percorsi fisici e visuali.
- A scala architettonica, la sezione esplora il ruolo della roccia come principio del linguaggio architettonico. Gli interventi potranno svilupparsi lungo tre prospettive strettamente interconnesse. La prima riguarda l’integrazione della roccia nell’organismo architettonico, indagando le modalità tecniche e le scelte progettuali attraverso cui il substrato geologico viene conservato, modellato e messo in scena negli edifici, fino a sfumare il confine tra elemento naturale e costruito. La seconda prospettiva riguarda l’imitazione della roccia, attraverso bugnati rustici, superfici lavorate, effetti di non-finito e altri espedienti volti a evocare intenzionalmente l’aspetto del substrato roccioso. La terza prospettiva prende in esame la dimensione simbolica della roccia nell’architettura, analizzando come affioramenti naturali preservati e deliberatamente messi in scena contribuiscano alla comunicazione di messaggi culturali e ideologici.
- Il paesaggio rupestre come componente dello spazio sacro: grotte, cavità naturali, affioramenti dalle forme peculiari possono essere percepiti come luoghi privilegiati di manifestazione del sacro e di contatto tra divino e umano, tanto nel mondo pagano che in quello cristiano. L’attenzione è rivolta alle modalità con cui la roccia viene riconosciuta e monumentalizzata, inserita in contesti architettonici per diventare protagonista dello spazio sacro e orientare i rituali, caratterizzando così l’esperienza del sacro, anche a livello percettivo e sensoriale.
- Il paesaggio rupestre come paesaggio funerario: dalle tombe rupestri isolate alle necropoli monumentali, si evidenzia il rapporto tra concezioni e pratiche funerarie e paesaggio roccioso quale fattore centrale nella costruzione materiale e simbolica dell’universo funerario.
- L’artificio della natura: la costruzione di paesaggi naturali all’interno di ninfei, giardini, santuari e residenze testimonia il tentativo di imitare elementi ‘spontanei e selvatici’, controllandoli e trasferendoli nello spazio urbano. In questi contesti, i finti paesaggi – spesso integrati con l’acqua e altri dispositivi scenografici – rivelano nuovi valori simbolici, estetici e culturali.
- I paesaggi di roccia e le immagini. Pareti naturali, cavità e affioramenti rocciosi possono accogliere iscrizioni, programmi pittorici, rilievi e arredi statuari che informano lo spazio e orientano la fruizione dei contesti. I paesaggi di roccia diventano così scenari attivi di comunicazione visiva, nei quali immagini e componenti naturali concorrono alla costruzione di significati ed esperienze sociali.
- La percezione dei paesaggi di roccia nel racconto degli autori antichi.
In questa prospettiva, il confronto potrà svilupparsi attraverso casi distribuiti nel Mediterraneo antico, tra l’età protostorica e l’alto Medioevo, con l’obiettivo di verificare come i paesaggi rocciosi assumano ruoli differenti nei diversi orizzonti cronologici e geografici.
Saranno particolarmente apprezzati contributi capaci di proporre letture di sintesi, riferite a regioni, sistemi territoriali o contesti culturali ampi, così come analisi comparative in grado di mettere in relazione fenomeni diversi nel Mediterraneo antico, privilegiando, ove possibile, prospettive che superino la sola presentazione di singoli casi studio.
Gli interessati a partecipare dovranno inviare via email la proposta di partecipazione contenente l’abstract del proprio intervento, il titolo e il nome degli autori, utilizzando la scheda di partecipazione allegata, entro il 15 settembre 2026, al seguente indirizzo: pa-colosseo.convegni@cultura.gov.it
Le schede dovranno essere redatte esclusivamente in formato .DOC/ .DOCX, utilizzando gli spazi appositi. I testi dovranno avere una lunghezza massima di 5000 battute spazi inclusi, e saranno raccolti in una brochure che verrà diffusa prima del Convegno, al fine di favorire la partecipazione ai lavori e la discussione scientifica.
I curatori e il Comitato Scientifico selezioneranno le relazioni entro il 14 ottobre 2026, tenendo conto dell’attinenza alle tematiche del Convegno, dell’interesse scientifico e dei caratteri di innovazione in esse contenute.
I curatori
Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Luigi Caliò, Alessio De Cristofaro, Tommaso Ismaelli
Il Comitato scientifico
Laura Ambrosini, Gilda Benedettini, Filippo Coarelli, Francesco D’Andria, Elisabetta De Minicis, Francesco di Gennaro, Gian Michele Gerogiannis, Stefanella Quilici Gigli
Graphic Designer: Eugenia De Francesco (Ales)